NOTIZIARIO N. 15 ECOFIN AGENZIE FISCALI
ENTRATE: LA GIORNATA DI IERI CERTIFICA CHE ALL’AGENZIA CHI COMANDA STA ALTROVE E CHE NEGLI UFFICI SI GIOCA CON IL SENSO DI RESPONSABILITA’ DI QUANTI CI LAVORANO E METTONO LA FACCIA.
“Anno bisesto, anno funesto”… mai come quest’anno l’antico detto popolare è pregno di significato. E come nei peggiori romanzi gialli, il delitto è avvenuto il 29 febbraio. La giornata di ieri la ricorderemo a lungo, molto a lungo. Si attendevano con ansia le determinazioni ministeriali che consentissero di dissipare i molteplici dubbi sorti dopo le novelle legislative dello Statuto del Contribuente. Leggendo l’Atto di indirizzo del Dipartimento delle finanze emanato ieri abbiamo avuto un mancamento perché risultavano lampanti due cose; la prima di carattere squisitamente politico, la seconda, non meno grave, di carattere prettamente tecnico/operativo. Prende sempre più piede la convinzione che chi dirige effettivamente l’Agenzia non siede in via del Giorgione ma in via XX Settembre a Roma. Infatti, il documento del MEF sconfessa apertamente la Direttiva n. 13/2024 del 21/2/2024 dell’Agenzia con cui sono stati forniti i primi chiarimenti operativi alle novità apportate con l’art. 6 bis della Legge n. 212/2000. Pensavamo tutti che la direttiva interna fosse stata scritta di concerto con il Ministero ma ieri, 29 febbraio, abbiamo capito, che così non è stato e che la tanto sbandierata collaborazione per la riscrittura dell’ordinamento tributario era una fake news. Non siamo soliti rimpiangere i tempi andati e in passato abbiamo criticato aspramente la deriva autoreferenziale che aveva preso l’Agenzia e che vide una forte reazione del mondo politico. Ma mai avremmo ipotizzato un totale capovolgimento della situazione con un’Agenzia completamente assoggettata al potere politico di turno. E fonti bene informate ci dicono ora di un possibile quanto repentino ritiro della sopra citata Direttiva n. 13/2024. Ma veniamo all’altro aspetto che ci preoccupa altrettanto fortemente, e cioè del tremendo impatto che avrà l’atto di indirizzo sul lavoro negli uffici. Dal giorno della riforma l’attività è stata sostanzialmente paralizzata in attesa di chiarimenti nazionali, ma dopo l’emanazione della circolare del 21 febbraio (che forniva anche lo schema di atto da notificare), è ripreso in modo febbrile l’invio di accertamenti, tenuto conto dei tantissimi atti in scadenza e della sostanziale riduzione dei tempi per raggiungere gli altissimi obiettivi assegnati. Ora, l’atto di indirizzo del 29 febbraio mette in serio pericolo tutto il lavoro svolto, con il rischio di dover ritirare tutte le notifiche eseguite e con atti da rifare completamente. pag. 2 Sede: via XX settembre, 97 c/o stanza n° 539 scala C Palazzo MEF – 00187 Roma Da ieri, quindi, di nuovo paralisi! Infatti, il nuovo regime del contraddittorio avrebbe permesso di allungare anche i tempi di decadenza; ora invece, l’atto di indirizzo ci dice che si torna al punto di partenza e anche i tempi di prescrizione degli atti si accorciano. Dovranno essere notificati in tutta fretta atti che potrebbero risultare deboli dal punto di vista della tenuta del contenzioso (cioè potremo avere atti facilmente impugnabili). E per quanto riguarda gli atti eventualmente notificati medio tempore, ovvero dal 21 febbraio fino a ieri cosa succederà? Ovviamente non ci pronunciamo sulla legittimità degli stessi, non è nostro compito. Ci permettiamo però di rassicurare i colleghi che temono eventuali azioni o rilievi, in quanto, in base al principio generale, tempus regit actum, se hanno applicato la disciplina vigente, nessun addebito può essere loro mosso, e non crediamo che in agenzia ci possa essere qualche folle che in futuro possa rimproverare alcunché. C’è inoltre da sperare che tale situazione non origini nuove critiche e pesanti attacchi da parte del pubblico, contribuenti e professionisti, spesso strumentalizzato dalla stessa politica. In quel caso, da parte dei vertici centrali dell’Agenzia ci aspetteremmo una forte presa di posizione a difesa dell’operato dei colleghi. Non rientra nei nostri compiti fare la politica fiscale e tributaria del Paese ma sull’argomento dobbiamo e vogliamo dire la nostra a sostegno e difesa delle lavoratrici e dei lavoratori dell’agenzia, che vedono aumentare continuamente i carichi di lavoro a fronte del dimezzamento dei tempi di lavorazione necessari all’espletamento delle attività. Non possiamo tacere lo smarrimento dei lavoratori quando Agenzia e Ministero si smentiscono l’un l’altro nel giro di una settimana e non possiamo accettare che a seguito dell’incertezza normativa e il mancato coordinamento interno all’amministrazione finanziaria (che ha tenuto ferma per quasi tre mesi l’attività di accertamento), ora si persevererà per il mantenimento del livello degli obiettivi fissati per il 2024 (che già erano sfidanti qualora fosse stato possibile lavorare in modo chiaro per tutti e 12 i mesi dell’anno). Come scritto nel notiziario precedente in merito al lavoro agile in deroga, purtroppo l’attuale elemento caratterizzante è il caos organizzativo. E anche la vicenda presente ne è testimonianza. Con evidenti ricadute negative su tutti: lavoratori, posizioni organizzative, dirigenti che quotidianamente ci mettono senso di responsabilità, toppe e pezze per mandare avanti la nave che imbarca acqua per le poche ma enormi falle. Pretendere il raggiungimento di obiettivi fuori da ogni logica era impensabile fino a ieri, oggi è pura utopia. E il caos sui concorsi non aiuta certamente. Le responsabilità dello sfacelo sono da ricercare ai piani alti del comando e non in quanti, ogni giorno, ci mettono la faccia.
L’UFFICIO STAMPA




