NOTIZIARIO N.24 CSE FLP PENSIONATI
PUBBLICATO IL DECRETO CON I NUOVI COEFFICIENTI DI TRASFORMAZIONE
Nel 2027, si andrà in pensione più tardi e con assegni più bassi rispetto a oggi
Il 2027 si annuncia come un anno abbastanza pesante per chi dovrà andare in pensione o conta di andarci. Abbiamo già detto nei nostri precedenti Notiziari che la manovra di bilancio per il 2027 si presenta molto difficile e complessa a causa di una coperta molto corta e della esiguità delle risorse disponibili, il che lascia pensare che non ci sarà molto spazio per misure finalizzate a rendere possibilità l’uscita anticipata dal mondo del lavoro rispetto ai requisiti previsti dal 1.1.2027 (67 anni e 1 mese per la pensione di vecchiaia; 42 anni e 11 mesi – 1 anno in meno per le donne – per la pensione anticipata ordinaria), e di cui si è tanto parlato in questi mesi, anche da parte di esponenti del Governo. Ricordiamo le proposte messe in campo: opzione uscita a 64 anni d’età estesa a tutti, oggi prevista solo per i c.d. “contributivi puri” assunti dal 1.1.1996; opzione uscita con 41 anni contributi, netto età anagrafica; modifica con meno limiti delle regole per la perequazione. Vedremo a breve quali saranno le scelte che l’Esecutivo farà, e che saranno recepite all’interno del Disegno Di Legge (DDL) sul bilancio 2027.
Ma il 2027 porterà anche qualche problemino in più per chi andrà in pensione nel prossimo anno.
Sappiamo già dell’aumento dell’età pensionabile, che allo stato delle cose si può considerare acquisito nonostante le promesse di modifiche che sono rimaste però lettera morta, e degli incrementi dei requisiti legati alla c.d. “speranza di vita”: 1 mese nel 2027 (+ ulteriori 2 mesi nel 2028) per i pensionamenti di vecchiaia e per quelli legati alla pensione anticipata ordinaria, il che significherà andare in pensione più tardi rispetto ad oggi.
Ma il 2027 porterà un ulteriore fardello negativo per coloro che andranno in pensione dal 1° gennaio p.v.: un assegno pensionistico più basso, fino al 2% a parità di contributi accumulati, rispetto a quello previsto oggi, e questo in ragione dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo (dunque, riguarda solo le pensioni contributive e la parte contributiva delle pensioni c.d. miste).
Come noto, i coefficienti di trasformazione sono valori che concorrono al calcolo della pensione calcolata con metodo contributivo, in virtù dei quali l’ammontare dei contributi versati dal lavoratore nel corso della vita lavorativa viene trasformato nella pensione annua. Detti coefficienti variano in base all’età anagrafica del lavoratore nel momento in cui consegue la prestazione previdenziale, a partire dall’età di 57 anni fino ai 71 anni, e dunque maggiore è l’età del lavoratore, più elevati risulteranno anche i coefficienti di trasformazione.
Ebbene, in data di ieri è stato pubblicato il Decreto Direttoriale 16.10.2026 Ministero del Lavoro / MEF, qui allegato, che, in considerazione dell’aumento dell’età pensionabile dal 1.1.2027 sopra richiamato e dell’andamento effettivo del tasso di variazione del PIL di lungo periodo per come previsto dalla L. 335/1995, dispone l’adeguamento dal 1.1.2027 e per il biennio 2027-2028 dei coefficienti di trasformazione “nella misura indicata dalla tabella allegata allo stesso decreto”. Con quali effetti ci si chiederà? La risposta è semplice: con assegni pensionistici più bassi rispetto a oggi, a parità di contributi versati nel corso della vita lavorativa.
La tabella recata dal Decreto Direttoriale evidenzia come, rispetto al biennio in corso 2025-2026, i coefficienti di trasformazione per il biennio 2027-2028 diminuiscono a tutte le età, dai 57 ai 71 anni. A 62 anni si passa dal 4,795% al 4,204%, con una riduzione dell’assegno pensionistico dell’1,46%, pari ad una perdita annua rispetto a oggi di circa 140 € per un montante di 200mila €; a 64 anni si passa dal 5,088% al 5,009%, con una riduzione dell’assegno pensionistico dell’1,55 %, pari ad una perdita annua rispetto a oggi di circa 158 € per un montante di 200mila €; a 67 anni si passa dal 5,608% al 5,514%, con una riduzione dell’assegno pensionistico dell’1,68 %, pari ad una perdita annua rispetto a oggi di circa 188 € per un montante di 200mila € . A 71 anni si raggiunge il massimo di riduzione: -1,97%, quasi il 2%, circa 256 € all’anno (lordi). Non proprio bruscolini, a ben vedere!
Dunque, a partire dal 2027, si andrà in pensione più tardi e con assegni più bassi, un vero trionfo per chi aveva annunciato di voler cancellare la legge Fornero e di voler far andare molto prima i lavoratori in pensione.
Nel frattempo, preso atto degli avari risultati per il nostro Paese del Consiglio d’Europa della scorsa settimana, il Governo è alle prese con la messa a punto, con le poche risorse disponibili (23,5 mld €, di cui 14,4 mld vincolati a difesa ed energia), del DDL bilancio 2027, la cui approvazione in CdM slitterà di una settimana circa rispetto al previsto 20 ottobre. E di incontri con le Parti Sociali al momento non c’è proprio alcun sentore….
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CSE FLP PENSIONATI




