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LAVORATORI SPORTIVI” SERVE UNA DISCIPLINA

NOTIZIARIO N. 74 ECOFIN AGENZIE FISCALI

ENTRATE: SUI “LAVORATORI SPORTIVI” SERVE UNA DISCIPLINA
OMOGENEA PER TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE!

Mentre le altre amministrazioni pubbliche concedono le autorizzazioni valorizzando il ruolo sociale, l’Agenzia delle Entrate non fornisce istruzioni omogenee e nega in massima parte la possibilità a chi svolge un ruolo educativo
primario di continuare a farlo.
Ci risiamo! Non è bastata la stretta incredibile sulle incompatibilità dettata dall’Agenzia delle Entrate, talmente pervasiva da utilizzare le banche dati per fini diversi da quelli per cui le stesse sono assegnate. E a tal proposito ricordiamo che la FLP è l’unico sindacato che si è rivolto al Garante per la protezione dei dati personali ed è in attesa di una risposta.
Adesso la medesima situazione si ripropone per i lavoratori che collaborano con associazioni sportive dilettantistiche. L’occasione per una stretta immotivata è stata l’applicazione della nuova disciplina sulla collaborazione tra pubblici dipendenti e associazioni sportive dilettantistiche fissata nel Decreto Legislativo n. 120 del 29 agosto 2023. Le nuove norme prevedono che si possa collaborare in duplice (e alternativa) veste: come lavoratore volontario e come lavoratore sportivo tout court. Il discrimine tra le due figure è basato sull’entità e sulla forma del compenso: laddove vi sia solo il rimborso delle spese documentate oppure un forfait non superiore a 150 euro mensili si può essere qualificati come volontari e basta una semplice comunicazione all’amministrazione di appartenenza; se invece il compenso supera i 150 euro mensili allora si è qualificati come lavoratori sportivi e c’è bisogno di una vera e propria autorizzazione dell’amministrazione.
Schiere di padri-allenatori, educatori qualificati che svolgono una primaria funzione educativa e sociale rischiano di incappare in questa “tagliola” se la norma non sarà applicata in maniera coerente con il principio di proporzionalità sia sul piano del tempo impegnato che dei compensi.
Purtroppo, l’Agenzia delle Entrate si sta distinguendo non solo perché rispetto alle altre amministrazioni pubbliche sta negando le autorizzazioni in maniera massiccia, ma anche perché sta lasciando le direzioni regionali a sbrigarsela da sole senza dettare uno straccio di disciplina omogenea che valga per tutto il territorio nazionale. E le direzioni regionali, in assenza di istruzioni, applicano le misure più restrittive.
Per questo (e tocca sempre a noi) abbiamo scritto ai competenti uffici nazionali dell’Agenzia delle Entrate la nota, allegata al presente notiziario, per sollecitarle ad una risposta che valga per tutto il territorio nazionale e che tenga conto della funzione sociale svolta da questi lavoratori. D’altronde, rilasciare un’autorizzazione non vuol sempre dire invitare il lavoratore a fare part-time per attività che si fanno per passione e per le quali spesso ci si rimette, ma anche operare il necessario contemperamento di interessi rispetto alle funzioni sociali svolte dai lavoratori interessati.
Vi terremo aggornati sugli sviluppi.
L’UFFICIO STAMPA

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