Mercoledì 7 ottobre 2015 il Ministro dell’Interno Angelino Alfano in risposta all’interrogazione parlamentare a risposta immediata dell’On. Eduardo Cirielli ed altri n. 3 – 01751 del 6 ottobre 2015, ha specificato:
“che lo schema di decreto del Presidente della Repubblica che contiene il regolamento di riorganizzazione del Ministero dell’interno con la previsione della cancellazione di 23 prefetture e altrettante questure è un adempimento all’obbligo derivante dalla legge finanziaria del Governo Monti (d.l. n. 95/2012) con cui si impone la cosiddetta spending rewiew”.
Il Ministro, dichiarandosi favorevole al rafforzamento del ruolo delle Prefetture e non già al loro ridimensionamento, ha altresì, comunicato che “non c’è nessuna decisione assunta formalizzata dal Ministero relativamente al tema delle prefetture da tagliare.
La bozza sarebbe uno schema di ragionamento e nessuna proposta è stata formalizzata dal Ministero”.
Quindi? Il Ministro Alfano sta facendo marcia indietro?
Col nostro Notiziario n. 94 del 30 settembre 2015 avevamo dato notizia dell’incontro con i vertici dell’Amministrazione, evidenziando che il Capo di Gabinetto del Ministro Prefetto Lamorgese ed il Sottosegretario Bocci hanno difeso il loro operato, affermando che l’aver fatto qualcosa (lo schema di dPR) li avrebbe messi al riparo dalla possibile critica (da parte della Presidenza del Consiglio) di tenere un atteggiamento resistente e recalcitrante rispetto all’avviato processo di riforme.
Da alcune affermazioni del Sottosegretario Bocci sembrava addirittura che vi fossero stati degli incontri sull’argomento in discussione anche a livello di Presidenza del Consiglio dei Ministri e di Funzione Pubblica.
Lo stesso sottosegretario si era premurato ad affermare che: “il Governo non è affatto disorganico e sa bene cosa fare e dove vuole arrivare con il processo di riforme che ha avviato e che la nuova piattaforma, contenuta nello schema di d.P.R. ha maggiore organicità rispetto a quella che era stata presentata nove mesi fa”.
La nostra impressione era stata però che gli incontri in Presidenza del Consiglio dei Ministri fossero stati più che altro finalizzati a definire il d.P.C.M di riduzione dell’organico, che è già passato e non a redigere un d.P.R. che fa a pugni con la determinazione di legge voluta dalla Madia allo scopo di riorganizzare la presenza dello Stato sul territorio riducendo anche il numero delle prefetture.
Stando però al contenuto della risposta immediata fornita all’interrogazione dell’On. Eduardo Cirielli, dobbiamo dedurre che
il Ministro Alfano ha apertamente sconfessato l’operato del Sottosegretario Gianpiero Bocci, del suo Capo di Gabinetto, Prefetto Luciana Lamorgese e del Capo dell’Ufficio Legislativo del nostro Ministero, Prefetto Bruno Frattasi.
Ma allora questi tre non dovrebbero dimettersi?


A questo punto possiamo dire che le nostre previsioni erano pienamente centrate.
Il Ministro dell’Interno ha infatti sostanzialmente minimizzato la portata della bozza di d.P.R., relegandola ad un ennesimo brogliaccio che in quanto tale potrebbe essere soggetto a modifiche anche sostanziali… e noi pensiamo, anche formali, vista la sua evidente illegittimità.
Sindacalmente dobbiamo registrare la confusione che regna sovrana al Gabinetto del Ministro e presso gli Uffici di diretta collaborazione.
La convocazione dei Sindacati successiva all’inoltro dello schema di d.P.R. su cui si premette, tra l’altro, di “avere sentito le OO.SS.” dovrebbe essere un fatto serio a cui dovrebbero seguire determinazioni certe.
A quanto pare – e ci sentiamo autorizzati ad affermarlo – il Sottosegretario con delega ha un mandato a sostenere il provvedimento, in ciò supportato anche dal Capo di Gabinetto, mentre, il Ministro dell’Interno, nelle Aule parlamentari apre un ulteriore ambito di discussione, verosimilmente orientato a sbarazzarsi delle fastidiose e non più applicabili norme sulla spending rewiew, e manda un segnale all’interno della propria maggioranza, finalizzato a una tendenziale revisione della previsione di riduzione delle prefetture contenuta, questa volta concretamente, nella legge n. 124/2015.
Questi balletti espongono gravemente il Ministero dell’Interno, il quale non riesce a darsi una organica e seria organizzazione, limitandosi a sorvegliare l’esistente e mostrando grande incapacità di programmazione.
Crediamo che ci sia una piena responsabilità, oltre che del livello politico che non è in grado di scegliersi idonei collaboratori, proprio dell’apparato burocratico nella persona del Capo di Gabinetto del Ministro e del Direttore dell’Ufficio Affari Legislativi e Relazioni parlamentari e dei loro staff che non sono mai stati in grado di elaborare una proposta che offra al Paese una Amministrazione moderna ed efficiente e, soprattutto, credibile.
Atto Camera
Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01751
presentato da
CIRIELLI Edmondo
testo di
Martedì 6 ottobre 2015, seduta n. 496
CIRIELLI, RAMPELLI, GIORGIA MELONI, LA RUSSA, MAIETTA, NASTRI, TAGLIALATELA e TOTARO.
– Al Ministro dell’interno . – Per sapere – premesso che:
nello schema di decreto del Presidente della Repubblica che contiene il regolamento di riorganizzazione del Ministero dell’interno sarebbero state cancellate 23 prefetture e altrettante questure;
tale scelta, lungi dal rappresentare un’operazione di «razionalizzazione», pur condivisibile, si tradurrebbe in un’ulteriore e inaccettabile sforbiciata al dispositivo della sicurezza;
ancora una volta si intende tagliare sui presidi territoriali, gli unici che garantiscono la presenza dello Stato nelle periferie della nazione;
in particolare, alcune regioni subiranno riduzioni pesanti con zone lontane dal centro che rischiano di essere quasi abbandonate dallo Stato;
la tagliola scatterà in tutta Italia: Teramo (accorpata a L’Aquila), Chieti (accorpata a Pescara), Vibo Valentia (accorpata a Catanzaro), Benevento (Avellino), Piacenza (Parma), Pordenone (Udine), Rieti (Viterbo), Savona (Imperia), Sondrio (Bergamo), Lecco (Como), Cremona (Mantova), Lodi (Pavia), Fermo (Ascoli Piceno), Isernia (Campobasso), Asti (Alessandria), Verbano-Cusio-Ossola (Novara), Biella (Vercelli), Oristano (Nuoro), Enna (Caltanissetta), Massa-Carrara (Lucca), Prato (Pistoia), Rovigo (Padova), Belluno (Treviso);
la chiusura di prefetture e questure andrebbe ad aggiungersi alla soppressione di moltissimi presidi di polizia sul territorio, che già da tempo desta la preoccupazione della cittadinanza e degli agenti in merito alla possibilità di mantenere un adeguato livello di sicurezza nelle zone urbane e suburbane, anche alla luce della cronica mancanza di uomini e mezzi;
invece di colmare i buchi che si creano nella sicurezza del nostro Paese, particolarmente evidenti di fronte all’emergenza sbarchi, si pensa solo a tagliare e il risultato è già sotto gli occhi di tutti: oggi non si è in grado di garantire la sicurezza dei cittadini -:
se quanto riportato in premessa corrisponda al vero e quali urgenti iniziative intenda adottare per scongiurare il rischio della chiusura delle citate sedi, che va nella direzione opposta a quella di garantire la sicurezza dei cittadini.


